Mappa dei sentieri completa
Percorso E Riomaggiore Medievale
Percorso all'interno di Riomaggiore
Durata 1 h
Difficoltà facile

Il percorso all'interno di Riomaggiore accompagna il visitatore alla scoperta della storia e delle tradizioni di questo borgo medievale.

Partenza da Piazza del Vignaiolo verso la Marina
MARINA
1 Malborghetto
Le scale che conducono alla Marina (aa Maina) passano sotto la ferrovia, la cui costruzione nella seconda metà  del XIX secolo, insieme al successivo raddoppio, ha di fatto diviso in due il borgo. I due nuclei erano originariamente uniti da una contrada chiamata Malborghetto (Marborghetu): oggi un quartiere fantasma, di cui rimangono solo poche tracce, fisiche e toponomastiche, tra le quali l'omonima via. Una curiosità: se salite sulla piazza del Vignaiolo, che copre i binari, vedrete che c'è un'interruzione nella continuità  delle case-torri, gli edifici medievali alti e stretti, tipici della Liguria, che seguono uno attaccato all'altro il corso del torrente delimitando la via principale: i due passaggi ai lati della piazza, infatti, erano un tempo stretti vicoli completamente coperti dalle case abbattute per far posto alle gallerie.

2 Trogi
Scendendo alla Marina, appena passato il diving center, fate caso sulla vostra destra a un portale con una croce incisa sull'architrave, in corrispondenza del quale si notano brani di un antico selciato: qualcuno ipotizza che qui vi potesse essere una piccola cappella, forse il più antico luogo di culto del paese. Subito dopo l'ultima rampa di scale, sotto la terrazza di una trattoria, troviamo ciò che resta dei trogi, i lavatoi pubblici usati per lavare i panni quando ancora nelle case non vi era l'acqua corrente. Altri lavatoi erano situati nella parte centrale del paese, sotto la loggia di Banchi, accanto al forno, dove ora sorge il dehor di un caffè. Una curiosità: se date un'occhiata al vicolo che scende alla Marina dal lato opposto a quello dal quale siete arrivati, scoprirete una volta lunga e buia che si interrompe contro il muraglione della ferrovia: si trattava, un tempo, della principale via di accesso alla contrada. E infatti è proprio scendendo sotto questa volta che il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, nell'agosto del 1860, scoprì in tutta la sua bellezza la Marina di Riomaggiore, rimanendo colpito, dopo l'oscurità, dallo sfolgorante bagliore di luce e colori.

3 Passaggio segreto
Proseguendo verso il mare, trovate alla vostra destra una serie di arcate: si tratta del Poggio (er Pozu), il loggiato sul quale sorge il nucleo più antico del paese, costituito dalle case-torri che nel basso medioevo Antonio Vivaldi, funzionario della Repubblica di Genova, fece costruire per i suoi cinque figli, da cui discendono altrettanti casati della famiglia (Puuta, Trugni, Meghei, Feriei e Beli). Proprio nei pressi di questi archi, secondo la tradizione orale, aveva inizio il passaggio segreto che permetteva agli abitanti di rifugiarsi rapidamente nel castello in caso di attacco dei pirati barbareschi. Questa leggenda ha sempre esercitato un grande fascino sui bambini del paese, i quali si dedicavano nei loro giochi alla ricerca del passaggio segreto. In realtà, molto probabilmente, anzichè del vero e proprio cunicolo sotterraneo immaginato dalla fantasia, si trattava di una serie di collegamenti tra le cantine dei successivi ordini di case-torri, i quali permettevano di salire al castello senza uscire quasi mai allo scoperto.

4 Uservàn
Le case-torri riomaggioresi hanno tutte una doppia entrata, una di fronte, in basso, ed una sul retro, in alto. L'uscita posteriore, chiamata in dialetto uservàn, consentiva originariamente di accedere all'abitazione anche in caso di mareggiata, quando le onde, non essendoci ancora la diga, salivano lungo lo scalo fin nel cuore della contrada. L'uservàn divenne poi una caratteristica stabile di tutte le case del paese, anche laddove il mare non poteva arrivare: nelle contrade a monte veniva usato per raggiungere più rapidamente i sentieri che portano verso la campagna. Alcune case hanno addirittura tre ingressi diversi che si affacciano ciascuno su vie differenti. Da notare che fino a non molto tempo fa, vista la tranquillità  del paese, i portoni non venivano mai chiusi, ragion per cui era possibile utilizzare le scale interne come vere e proprie scorciatoie.


5 Bastioni
Ai lati del vecchio scalo in pietra, troviamo le antiche fortificazioni che servivano a proteggere il borgo dagli attacchi dei pirati, citate da Matteo Vinzoni nell'atlante della Repubblica di Genova del 1773: a est il bastione di San Giacomo, il cui nome fa pensare che vi sorgesse un tempo un luogo di culto, e a ovest, più basso e più piccolo, il bastione di Traacà, dal quale si diparte la ripida scalinata che collega il nucleo abitato al castello attraversando la contrada di Sant'Antonio.

PRENDERE LE SCALE SULLA DESTRA


SANTANTONIO
6 Pidapünta
È probabile che facesse parte dell'antico sistema di fortificazioni anche Pidapünta, un'incantevole e appartata piazzetta che si affaccia a picco sulla scogliera, dove potrete godere un piacevole momento di riposo al termine delle prime rampe della scalinata che sale verso il castello. Ancora più a ovest, troviamo un altro piccolo promontorio: sono gli scogli di Pidature, i quali prendono il nome dal fatto che lì sorgeva una torre di avvistamento. Una curiosità: quando si insinua con sufficiente forza sotto queste rocce, il mare crea un soffione d'aria che fuoriesce più in alto da una fenditura della scogliera. Chiedete a qualche bagnante sdraiato a prendere il sole, sempre che sia del posto, un aiuto per localizzare il punto esatto.

7 Chiesa
Al termine della successiva rampa di scale, invece di salire ulteriormente verso il castello, imboccate il vicolo alla vostra destra: vi troverete dinnanzi alla chiesa dedicata a Sant'Antonio Abate, la più piccola e antica del paese, risalente al XIII secolo. Qui il 16 gennaio, in occasione della festa del santo, si rinnovava una curiosa tradizione, una sorta di rituale chiamato gudìn: al termine della messa, i ragazzi si disponevano in due file lungo le pareti dello stretto vicolo e quando le ragazze uscivano dalla chiesa le spingevano da uno all'altro. Quando una di esse finiva tra le braccia del giovanotto a cui piaceva, questi, anzichè spingerla ulteriormente, la tratteneva a sè, dichiarando in tal modo il proprio interesse. Finito il gioco, si tornava a casa per gustare il piatto tipico di Sant'Antonio, ossia i raviei, i ravioli riomaggioresi, che hanno il loro segreto nel timo fresco che dona un intenso profumo al ripieno.

8 Vicolo Sorchetto
Proprio accanto alla chiesa di Sant'Antonio, troviamo l'imboccatura del Sorchetto (uu Surchetu), un angusto vicolo che riprende a salire verso il castello. Nelle Cinque Terre, si sa, i carugi (come vengono chiamati i vicoli in Liguria) sono tutti molto stretti. Questo, però, è decisamente il più stretto di tutti e doveva essere, come mostra l'angusta volta che si incontra poco più avanti, parte integrante del passaggio segreto che collegava la Marina al castello.

CASTELLO
9 Tagliata
Al termine del Sorchetto ritrovate la scalinata principale: invece di imboccarla, voltate a destra, percorrendo un tratto di via Telemaco Signorini. Poco prima del municipio, troverete alla vostra sinistra un'altra bella e ripida scalinata in pietra: si tratta della Tagliata (aa Tagiada), la quale vi condurrà  rapidamente al castello.

10 Castello
La contrada del Castello è stata costruita nel XIX secolo e di fatto è stata l'ultima parte del paese ad essere edificata secondo la tradizionale modalità  delle case-torri. Ben più antico, invece, il castello stesso, risalente al XIII secolo, il quale, una volta persa la sua funzione di difesa, venne usato a lungo come camposanto, tanto che nel dialetto riomaggiorese ancor oggi «cimitero» si dice «casteu». Accanto alla porta principale del castello, quella che dà  verso monte, potete vedere una poza, ossia uno dei muretti posti lungo i sentieri principali che venivano usati per appoggiare, senza doversi abbassare, i carichi pesanti, in particolare, le ceste d'uva trasportate durante la vendemmia, ossia le corbe. Proprio qui di fronte, infatti, prima della costruzione della strada carrozzabile, aveva inizio la bella scalinata in pietra che raggiunge tuttora il crinale seguendo la costa di Canpión, la quale divide le due valli in cui sorge il paese, quella del Rio Maggiore e quella del Rio Finale.

11 San Rocco
Accanto al castello sorge l'oratorio di San Rocco, edificato secondo la tradizione nel 1576 come ringraziamento al santo protettore degli ammalati per la fine della terribile pestilenza che aveva ucciso quasi metà  della popolazione del borgo. Secondo la tradizione orale, per sfuggire al morbo, la famiglia dei Puuta si ritirò nelle terre che i Vivaldi possedevano nella valle del Rufinau, in una zona ancora oggi chiamata San Rocu, dove sono visibili i resti di un'antica cappella. All'interno dell'oratorio vi è una riproduzione del pregevole trittico con la Madonna e i santi Rocco e Sebastiano, il cui originale è ora conservato per motivi di sicurezza nella chiesa parrocchiale.

PIAZZALE
12 Chiesa Parrocchiale
Scendendo lungo la scalinata che inizia accanto all'oratorio, arrivate sul piazzale (uu Ciasau), parte dell'antica contrada di Simaatera. Davanti a voi si erge la parrocchiale di San Giovanni Battista, patrono di Riomaggiore, la quale, fondata nel 1340, testimonia la transizione tra il romanico e il gotico. Si narra che il vescovo di Luni Antonio Fieschi, avendo tolto dalla cattedrale di Genova un pugno delle ceneri del Battista per deporlo nella chiesa di Riomaggiore da lui fondata, rimase accecato e non recuperò la vista fino a quando non l'ebbe restituito. Una curiosità: se osservate la parete laterale, noterete che le pietre della parte anteriore sono più nuove. L'edificio fu infatti allungato di una campata intorno al 1870, quando fu rifatta la facciata di cui si temeva il crollo. Il solo elemento originale è il rosone: gli altri fregi marmorei sono conservati in una sala del campanile e l'unico modo per ammirarli è chiedere al parroco o al sacrestano il permesso di una visita esclusiva. Se non riuscite a ottenerlo, consolatevi ammirando il pregevole portale laterale con i suoi stupendi fregi protoromanici che rappresentano bestiari medievali. Da notare anche le teste inserite nelle colonnine: quella di destra è stranamente disposta in orizzontale. Si ritiene peraltro che tali fregi siano più antichi della chiesa stessa: provengono forse dalla chiesa di San Martino il Vecchio, i cui ruderi sorgono sulle alture del borgo. Anche nel pulpito, del resto, vi è un bassorilievo più antico dello stesso ambone, il quale raffigura proprio il dono del mantello da parte di Martino.

13 Scinto
A lato della chiesa, segnato da una croce di ferro posta su un basamento in pietra, sorgeva il primo e più antico cimitero del paese, ora parte del piazzale. Da lì due ripide scalinate scendono verso la via principale: quella di destra è conosciuta dai riomaggioresi come lo Scinto (uu Scintu).

14 Valle
Imboccando il vicolo posto alla fine del piazzale, transitate attraverso un'altra contrada medievale, quella della Valle (aa Vale), così chiamata per il fatto di essere edificata intorno a uno dei tanti piccoli ruscelli che alimentano il Rio Maggiore. Al termine di essa, attraversate l'antica porta del borgo, seguita da una stretta volta.


15 Compagnia
La piccola piazza coperta da un antico selciato che si apre di fronte a voi è il cuore della contrada della Compagnia (aa Cunpagnia), la quale prende il nome dall'oratorio di Santa Maria Assunta, sede dell'omonima confraternita. Affacciandovi all'interno potrete vedere le croci e i lampioni che in occasioni di particolari festività  vengono portati in processione dai confratelli vestiti con i tradizionali cappini. Se siete a Riomaggiore nel periodo che va da Natale alla Candelora, potete ammirare anche il bellissimo presepe situato in una cantina posta a sinistra della chiesa.

16 Ponte

Proseguendo verso il basso, entrate nella contrada del Ponte (er Punte), il cui nome deriva dal fatto che la via principale è costruita sopra al torrente Rio Maggiore. Originaramente il rio era in gran parte scoperto e attraversato da alcuni ponti. Il più grande di essi era il Ponte Grande, situato oltre la loggia di Banchi, all'altezza della cassa di risparmio. Esso ha dato il nome alla contrada ed è ritratto in uno dei più celebri quadri di Telemaco Signorini. Una curiosità: se fate caso ai diversi tipi di pavimentazione o ai disegni delle stesse, scoprirete dove correva l'antica strada e dove si trovavano i ponti che attraversavano il rio.