Da dove si riparte: a Castello di Parole, Franco Faggiani e Beatrice Pera con storie di legami che nascono e si reinventano | CASTELLO DI PAROLE – RIOMAGGIORE, 26 APRILE 2026 – ORE 17.30

Da dove si riparte: a Castello di Parole, Franco Faggiani e Beatrice Pera con storie di legami che nascono e si reinventano CASTELLO DI PAROLERIOMAGGIORE, 26 APRILE 2026 – ORE 17.

Data:
23 Aprile 2026

Da dove si riparte: a Castello di Parole, Franco Faggiani e Beatrice Pera con storie di legami che nascono e si reinventano | CASTELLO DI PAROLE – RIOMAGGIORE, 26 APRILE 2026 – ORE 17.30

Da dove si riparte:
a Castello di Parole, Franco Faggiani e Beatrice Pera con storie di legami che nascono e si reinventano

CASTELLO DI PAROLE
RIOMAGGIORE, 26 APRILE 2026 – ORE 17.30

RIOMAGGIORE, APRILE 2026 – Castello di Parole torna al Castello di Riomaggiore domenica 26 aprile alle ore 17.30 con un incontro che mette in relazione due romanzi e due autori molto diversi per tono e ambientazione, ma attraversati da una stessa tensione profonda: come si costruisce una vita quando le radici sono fragili o mancanti? E quale forma possono assumere i legami quando non sono dati, ma scelti?

I due autori – in dialogo con la Sindaca di Riomaggiore Fabrizia Pecunia e con la giornalista Ornella D’Alessio – sono Franco Faggiani scrittore, giornalista, fotografo che presenta Una luce del primo mattino, storia ambientata tra i boschi della Lunigiana e il mare, dove una donna, Andina, dopo la morte del marito, si reinventa ambulante di libri. È un romanzo che guarda alla nascita di un mestiere e di una comunità – quella dei librai itineranti – ma soprattutto alla capacità di trasformare una condizione di necessità in un’occasione di apertura, di incontro, di costruzione. La luce del titolo non è solo quella dell’alba, ma quella di un inizio possibile, che si fa strada dentro una realtà aspra.

Accanto a lui, l’esordiente Beatrice Pera, viaggiatrice e tour leader, con Bagliori, suo primo romanzo si muove in un tempo presente e inquieto, dove i legami sono instabili, spesso dolorosi, eppure indispensabili. Camelia e Dalila  – le due protagoniste – si incontrano e si scelgono, dando vita a un’amicizia intensa e contraddittoria, che ha la forza di una famiglia improvvisata. Qui la luce a tratti accecante: non illumina una direzione, ma affiora a lampi, nei momenti in cui si tenta – anche sbagliando – di costruire un proprio posto nel mondo.

A unire i due libri non è solo la suggestione luminosa espressa in entrambi i titoli, ma un’idea più profonda: la possibilità di inventarsi una traiettoria, una strada da intraprendere. Nei boschi dell’Appennino come nelle periferie emotive del presente, le protagoniste di questi autori  si muovono in territori incerti, dove crescere significa attraversare la perdita, negoziare con le proprie fragilità e, soprattutto, trovare negli altri una forma di appoggio, anche temporanea.

Commenta così Fabrizia Pecunia il nuovo appuntamento della rassegna culturale: “Castello di Parole si conferma uno spazio di confronto aperto, in cui la letteratura diventa uno strumento per interrogare il presente attraverso storie che, pur lontane tra loro, condividono la stessa domanda di fondo: da dove si riparte, quando tutto sembra mancare? Da un lato Franco Faggiani, con una scrittura che affonda nella memoria e nella lunga osservazione dei territori; dall’altro Beatrice Pera, che porta una voce più giovane, irrequieta e contemporanea. È proprio in questa distanza che si apre uno spazio fertile per la comunità: un dialogo tra generazioni che non contrappone, ma mette in circolo esperienze, fragilità e possibilità. Perché è nell’ascolto reciproco che si costruiscono nuove traiettorie condivise”

Ultimo aggiornamento

23 Aprile 2026, 16:41

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