Riomaggiore, 12 maggio – La V edizione della rassegna culturale “Castello di Parole” torna sabato 13 giugno alle ore 18, in Piazzetta del Vignaiolo a Riomaggiore con un appuntamento dedicato alle donne, alla costruzione di sé e al rapporto tra identità, cultura e una domanda sottesa: quanto spazio hanno avuto — e hanno oggi — le donne per costruire autonomamente la propria voce?
Protagonisti dell’incontro sono due libri molto diversi per linguaggio e approccio, ma accomunati da uno stesso nucleo: il diritto delle donne di definirsi fuori dagli stereotipi, delle aspettative sociali e delle forme imposte dall’esterno.
Micki Gruber, coach professionista, esperta di comunicazione presenterà sollecitata da Ornella d’Alessio, curatrice dell’evento e Fabrizia Pecunia Sindaca di Riomaggiore, “Il Marchio Io. Dire di sì, dire di no e creare successo nella vita e nel lavoro”, (Solferino Libri) scritto con Maria Giovanni Luini un libro che affronta il tema dell’identità personale e professionale femminile non come costruzione artificiale o esercizio di immagine, ma come percorso di consapevolezza. Un invito a smontare modelli irrealistici di perfezione, riconoscere i propri punti di forza e imparare a negoziare, scegliere, rifiutare, affermarsi senza tradire la propria autenticità: uno strumento pratico che prova a restituire concretezza a parole spesso abusate come empowerment, successo o leadership al femminile.
Accanto a questo percorso rivolto al presente, Francesca Nepori, direttrice dell’Archivio di Stato di La Spezia presenta “Donne che amano i libri” (La Nave di Teseo): un viaggio tra figure femminili che nei secoli hanno vissuto il libro non come passione, mestiere, ricerca, collezione e trasmissione del sapere. Bibliofile, tipografe, studiose, bibliotecarie, emergono in una raccolta che restituisce profondità alla presenza femminile nel mondo del libro, smontando un pregiudizio antico: quello secondo cui la cultura bibliografica sarebbe stata per secoli uno spazio esclusivamente maschile. Da una parte il lavoro quotidiano necessario per definire il proprio “marchio IO”; dall’altra la memoria di donne che quella voce hanno provato a custodirla, scriverla, stamparla, tramandarla.
“La cultura” — commenta la Sindaca Fabrizia Pecunia — “è anche questo: creare spazi in cui le persone possano interrogarsi liberamente su chi sono, su come si raccontano e sul ruolo che scelgono di avere nella società, imparando tanto dall’attualità quanto dalla storia. Castello di Parole è un luogo di confronto contemporaneo, aperto e vivo.”
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